Nella mia tendopoli nessuno è straniero

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Nella mia tendopoli nessuno è straniero

L’Italia è cambiata radicalmente negli ultimi vent’anni: da paese di emigrazione è diventata paese di immigrazione. All’inizio gli italiani hanno mostrato il loro volto migliore e gentile ai nuovi arrivati, consapevoli di quanto fosse stato difficile per i loro avi emigrati in Belgio, Argentina o Scozia. Ma negli anni successivi il ritmo si è fatto incalzante e il volto di molti italiani si è indurito: c’erano troppe nuove persone, erano troppo diverse, si stava meglio prima. L’Italia, dopotutto, era per gli italiani.
Gli immigrati non sono migliori delle altre persone: hanno desideri e debolezze come chiunque altro. Hanno anche lo stesso potenziale per ottenere grandi risultati, per dare contributi importanti al paese che li accoglie e per raggiungere la felicità e la prosperità.
Ma esiti positivi come questi si realizzano solo se la società d’accoglienza permette che avvengano. E questo a sua volta richiede uno sforzo positivo da parte di chi plasma le opinioni, in particolare dei giornalisti, ai quali si chiede di non saltare a giudizi affrettati e negativi, di non riportare voci infondate e di non rafforzare i pregiudizi.
A questo proposito i media italiani, negli ultimi anni, si sono comportati in maniera pessima: dalla pigrizia intellettuale al desiderio di massimizzare le vendite – certe volte senza dubbio anche dal fatto che i giornalisti condividono molti dei pregiudizi dei lettori - derivano messaggi oltraggiosi di intolleranza e di odio che circolano quotidianamente attraverso i giornali e gli altri media.
Occhio ai Media nasce dal sentimento di indignazione provato di fronte a questo flusso di odio. In assenza di un ordinamento giudiziario funzionante e a partire dai background culturali più svariati, i giovani che curano e aggiornano il sito internet stanno fa- cendo un preziosissimo lavoro per riportare l’attenzione sulle pericolose bugie e sulle mezze verità che attraversano la penisola costantemente. Il cambiamento avviene lentamente. Ma senza vigilanza il cambiamento in positivo non avverrà mai.
Gli immigrati subiscono in prima linea i pregiudizi della popolazione d’accoglienza. In questo libro si racconta come la convivenza forzata, subita dalle persone che hanno perso le loro case nel terremoto del 2012, abbia svelato atteggiamenti xenofobi e ristrettezze di vedute normalmente celate dietro muri di cemento – ma quando le persone si incontrano possono fiorire anche generosità e umanità. Leggete questo libro e arrossite, urlate, piangete, ridete – e sperate.
Sperate nel cambiamento.


Peter Popham
Corrispondente Estero del quotidiano “The Independent”

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